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Intervista a Bianca Chiabrando, autrice di “A noi due, Prof”

Intervista a Bianca Chiabrando, autrice di “A noi due, Prof”

di Paola Benadusi Marzocca (esperta di editoria per bambini e ragazzi)

Non tutto è negativo nella scuola. A leggere l’ultimo libro di Bianca Chiabrando, A NOI DUE PROF. LA STORIA ESILARANTE DI UN TRAGICO ANNO SCOLASTICO (Mondadori, ill. dell’autrice, pp.207, € 14,00) – che ha vinto il Premio Bancarellino 2017, raggiungendo il primato della più giovane scrittrice finora premiata – viene da pensare che se i nostri licei classici riescono a formare autori precoci e bravi come Bianca sono sicuramente da salvare. Protagonista del libro è Olivia, alle prese con il primo anno del liceo classico e la descrizione del suo primo giorno di scuola è davvero esilarante. Essendo notevolmente dotata si trova all’inizio un po’ spaesata dinanzi ai nuovi compagni e all’incredibile parata di professori, tra cui spicca il professore di latino e greco Piero Ponzio Pompilio, “un uomo altissimo e spaventosamente magro, con una carnagione pallida e occhi spietati…”, subito soprannominato dagli irriverenti alunni professor Pattume. Come non esiste una predisposizione biologica al comportamento dei genitori, tanto più è decaduto il ruolo dei professori, ebbene Bianca Chiabrando, che non solo sa scrivere ma anche disegnare, tratteggia un affresco esilarante di certi licei italiani rimasti in perenne stallo, uguali a se stessi rispetto a 30 anni fa, casomai con qualche traccia di restauro. Ma Il liceo classico “Seneca” nel suo racconto diventa simbolo del liceo classico per eccellenza, simile per certi versi a quelli di una volta, selettivo e difficile, luogo di sofferenze e malintesi per gli spiriti sensibili, ma caratterizzato in generale da docenti in grado di insegnare e anche di formare, ovvero l’istruzione inscindibile dall’educazione.

Ho chiesto a Bianca se abbia avuto un aiuto importante dalla scuola nella sua formazione di scrittrice…

“La scuola – mi risponde – “ha sicuramente giocato un ruolo decisivo, dal momento che mi ha fornito materiale e spunti per entrambi i miei libri. La mia passione per la scrittura è nata proprio durante le ore di lezione, osservando i miei compagni di classe e i loro bizzarri comportamenti. La scuola, dal punto di vista didattico, mi ha spinto più verso la lettura che verso la scrittura, incoraggiandomi a coltivare il mio amore per i libri. Ho sempre ricevuto ottimi consigli dagli insegnanti per le mie letture, e, dal momento che spesso leggere insegna anche a scrivere, hanno certamente contributo alla mia formazione di (piccola) scrittrice.”

Il liceo può diventare il luogo privilegiato delle bugie e delle cattiverie, ma non sempre. Come definirebbe nel complesso la sua esperienza scolastica?

“Se dovessi creare un grafico e disegnare una linea di tendenza per descrivere i momenti migliori e peggiori della mia avventura dalle elementari al liceo, il risultato finale si rivelerebbe altalenante. Il periodo peggiore risulterebbe sicuramente quello dei primi due anni di scuola media, quando non riuscivo in nessun modo ad integrarmi e a socializzare con i miei compagni di classe. Da quando ho iniziato a scrivere, avendo trovato il mio mezzo di espressione, la strada è stata molto più semplice da percorrere. Questo perché finalmente ho imparato a stare in gruppo e a temere sempre meno il giudizio di chi mi sta intorno. Ho continuato ad avere alti e bassi, però ho potuto affrontarli con più serenità, grazie alle mie passioni e a molte persone speciali che sono sempre rimaste al mio fianco.”

Oggi si parla molto di bullismo. Questo fenomeno riguarda soltanto ragazzi fragili e insicuri o piuttosto è il risultato di una mancata comunicazione con i genitori ed anche con i professori e gli educatori?

“Penso che non si possano separare i due fenomeni. Purtroppo, ad aggravare una realtà che esiste da sempre come quella del bullismo a scuola, è arrivato anche il cyberbullismo, molto più difficile da controllare, poiché meno evidente. Spesso è il senso di vergogna e umiliazione che porta le vittime di bullismo a non comunicare i propri disagi alle figure adulte che li circondano. Per questo è importante che genitori e insegnanti collaborino il più possibile per educare i ragazzi a non abusare dei mezzi tecnologici per prendere in giro i compagni. Non bisogna sottovalutare il fenomeno, e tenere il più possibile sotto controllo l’uso di cellulari e social network dei propri figli, e, a scuola, attuare una campagna di sensibilizzazione sull’argomento.”

Può fare piacere o meno, ma la scuola non sembra in genere in grado di dare aiuto e risposte agli alunni, non dimentichiamo che di bullismo si può anche morire. Quale consiglio darebbe ai suoi coetanei per superare il senso del provvisorio, l’insicurezza, il timore di non farcela?

“Il mio consiglio è quello di non lasciare che nessuno abbia un’influenza così pesante sulla propria vita. Chiedere aiuto è sempre sinonimo di coraggio, non di debolezza. La vera debolezza è accanirsi contro qualcuno per nascondere un’insicurezza personale, spostando il riflettore da se stesso alla vittima. Non è giusto che si permetta di troncare una giovane vita, soprattutto perché alla nostra età abbiamo ancora tutto il tempo necessario per risolvere e superare i momenti di profonda tristezza. “Viva la gioventù, che fortunatamente passa.” canta Franco Battiato.”

Si incontrano ancora oggi professori come Piero “Pattume” che sembrano un po’ folli, quasi avversari degli alunni con le loro manie e la loro severità, ma in realtà nascondono capacità e una vera vocazione all’insegnamento?

“Certo, e credo ce ne saranno sempre. Io, in quanto alunna, sono disposta a sopportare severità e strane manie in cambio di una vera passione per l’istruzione di noi ragazzi. Purtroppo non in tutti i casi le stranezze di un docente celano l’amore per il proprio mestiere: in quei casi preferirei di gran lunga darmela a gambe.”

Pensa ancora di iscriversi alla facoltà di psicologia come aveva accennato nel suo libro precedente, “Il caso 3aD- Cronache di una classe irrecuperabile”?

“I miei obiettivi non sono cambiati: a settembre affronterò il test di ingresso per iscrivermi alla facoltà di Psicologia dell’Università Bicocca, a Milano.”

Scuola democratica
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