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Riflessioni sulla buona scuola

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di Giorgio Allulli (esperto della Rete Europea EQAVET) in risposta all’articolo “Per avere una buona scuola ci vuole una buona discussione” –
Il documento sulla buona scuola contiene molte idee condivisibili, che però vengono smentite alla prova dei fatti. L’esempio più clamoroso proviene dal disegno di legge di stabilità, che abolisce le commissioni esterne agli esami di maturità per ritornare alle commissioni interne, smentendo tutte le parole chiave de “La Buona scuola”.

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di Massimo Negarville (Presidente di Formazione ’80) in risposta all’articolo “Per avere una buona scuola ci vuole una buona discussione” – Il documento La Buona Scuola giustamente sottolinea che: “In Italia abbiamo 700 mila disoccupati tra i 15-24enni, e 4 milioni 355 mila ragazzi che non studiano, non lavorano, non sono in formazione (c.d. NEET), in grossa parte alimentati da una dispersione scolastica tra le più alte d’Europa (17,6%)”. Le proposte che il documento avanza vogliono evitare in futuro che questa situazione rimanga e si perpetui: nobile e condivisa intenzione, ma la scuola italiana può fare qualcosa per coloro che sono oggi in questa situazione o questo problema non la riguarda?

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di Antonio Valentino (ex dirigente scolastico) in risposta all’articolo “Per avere una buona scuola ci vuole una buona discussione” – Nel documento sulla Buona Scuola, l’argomento della Dirigenza è toccato in modo non sistematico, con richiami in punti diversi e piuttosto affrettati e con una visione complessiva che, seppure introduca elementi di novità, nell’insieme dà l’impressione di una non adeguata comprensione della sua rilevanza in questa operazione della “buona scuola”. L’articolo prova dunque a mettere in fila i passaggi del documento che riguardano il dirigente scolastico o riconducibili ai suoi campi di azione.

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di Giunio Luzzatto (esperto di organizzazione didattica dei sistemi universitari) in risposta all’articolo “Per avere una buona scuola ci vuole una buona discussione” – Il capitolo della “Buona Scuola” sul reclutamento dei docenti tratta le tematiche da affrontare a regime, previa la soluzione con provvedimenti di emergenza della situazione passata. L’ipotesi di integrale attuazione del progetto Gelmini sull’abilitazione è piuttoto criticabile, e spinge ad avanzare una soluzione alternativa che coinvolga organicamente le procedure di reclutamento.

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di Anna Armone (direttore di “Rivista Trimestrale di Scienza dell’Amministrazione scolastica” e formatrice del personale scolastico) in risposta all’articolo “Per avere una buona scuola ci vuole una buona discussione” – La “Buona scuola”, benché ricca di spunti riformatori, non è coerente con il sistema costituzionale e amministrativo dell’istruzione. La funzione dirigenziale, il reclutamento dei docenti, la valutazione delle scuole e dei dirigenti vengono interpretati e progettati in una dimensione autoconsistente, negando la Governance dell’intero sistema.

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Invito al dibattito di La Direzione di Scuola Democratica –
Il documento del Governo intitolato alla Buona scuola è un punto di partenza per una discussione generale di cui si sentiva il bisogno. Il primo suggerimento, quindi, è di misurarsi sulle singole questioni presenti nel documento per articolare e approfondire l’analisi e, soprattutto, per avanzare proposte. Analogamente è necessario procedere per quanto riguarda le questioni (e ce ne sono) di cui il documento non parla e che invece è utile o addirittura necessario affrontare.

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di Fabrizio Dacrema (esperto di formazione e lavoro- CGIL nazionale)

Quali sono gli aspetti del modello duale tedesco che potrebbero migliorare la situazione italiana? L’autore analizza le condizioni di applicabilità in Italia del modello tedesco di apprendistato, soffermandosi sulle differenze e sulle analogie tra i due contesti nazionali.

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di Fiorella Farinelli (esperta di sistemi scolastici e formativi) –
Sulla scorta del Rapporto Isfol 2012-13 sull’Istruzione e Formazione Professionale, mette in evidenza le criticità dello sviluppo verticale e territoriale dell’IeF nonché i rischi connessi all’affidamento dei percorsi agli istituti professionali statali

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di Francesco Cappello (docente del Liceo Artistico F.Russoli di Pisa) –
Riorganizzare le nostre scuole superiori passando da una organizzazione per classi a una per corsi? Un vantaggio tra tanti: l’abolizione del ripetente.

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di Paolo Ferratini (esperto di sistemi scolastici) –
Nella valutazione scolastica e nella metrica valutativa sono ancora presenti incongruenze e discrasie che derivano dalla tradizione

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di Gemma De Sanctis (National Project Manager dell’indagine Talis) – L’articolo mette in evidenza le differenze tra i paesi partecipanti all’indagine Talis in ordine all’orario degli insegnanti e, in questo quadro, sia la probabile rilevanza dell’orario di lavoro degli insegnanti italiani nell’alto livello di soddisfazione professionale dichiarata sia le discrasie tra quanto emerge dall’indagine e quanto invece dalle considerazioni di molti insegnanti in ordine a possibili modifiche dell’orario di lavoro

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di Emanuela Proietti (Dottoranda in Teoria e Ricerca Educativa ; Segreteria Ruiap)
Come riconoscere, validare e certificare le competenze è al centro di un ricco e articolato dibattito da diversi anni, nel nostro Paese. Dopo le importanti novità legislative introdotte a partire dal 2012, oggi una delle questioni cruciali è la preparazione di figure professionali formate in modo da garantire il completamento del processo all’interno del Sistema di certificazione delle competenze.Il Convegno promosso dalla Ruiap – Rete Universitaria Italiana per l’Apprendimento Permanente e dall’Università degli Studi di Padova, ha rappresentato un importante momento di dibattito su questi temi.

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di Alessia Pozzi (Sociologa dell’educazione)

Il 9 luglio 2014 sono stati presentati i risultati degli studenti italiani in materia di alfabetizzazione finanziaria. I dati presi in esame provengono dall’indagine PISA 2012 che, oltre ad attestare le competenze in lettura, matematica e scienze, per la prima volta si é occupata di esaminare le conoscenze finanziarie acquisiate dagli studenti all’interno e all’esterno del percorso scolastico. Nel complesso i risultati presentati non sono di certo entusiasmanti: i punteggi ottenuti risultano mediamente inferiori a quelli riscontrati in lettura e matematica.

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di Francesco Pastore e Marta Rapallini – Agli inizi di luglio, l’ Istituto Gramsci Toscano ha organizzato un incontro dal titolo provocatorio: “Perché andare a scuola?” Il risultato forse più interessante è stato la constatazione di un near consensus fra le espressioni più vivaci e progressiste del mondo della scuola sul che fare. Sorge allora spontanea la domanda: “Perché non si sfrutta meglio il quadro normativo attuale e non si realizzano queste riforme condivise?” Questo articolo ha allora lo scopo di cominciare a stimolare il dibattito e favorire la elaborazione di tale manifesto programmatico.

Scuola democratica
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